Depressione è una parola che tutti usiamo per indicare quelle situazioni in cui sentiamo di avere un abbassamento del tono dell’umore, magari accompagnato da perdita di interesse o piacere nelle attività normalmente piacevoli, ci sentiamo sfiduciati e facciamo fatica a pensare che questo stato d’animo si risolva a breve.

A tutti, più o meno, è capitato di sperimentare questo genere di vissuti. Tuttavia la depressione patologica, che viene indicata con nomi diversi a seconda degli autori, ma che generalmente è nota come Disturbo Depressivo Maggiore (MDD) o, più genericamente come Disturbo dell’Umore di tipo depressivo, è qualcosa di molto diverso.

Come discriminare un momentaneo quadro depressivo da una forma depressiva patologica?
Ci troviamo di fronte ad una patologia e non ad un quadro momentaneo, quando i sintomi depressivi sono tanti, sono molto intensi e perdurano da qualche tempo.

Freud, che per primo approfondì e studiò le differenze tra un tipo di quadro clinico e l’altro, evidenziò, in quelle forme che oggi vengono identificate come quadri depressivi patologici importanti, la presenza di una tristezza infinita e di una sofferenza interiore molto diversa, ad esempio, da quella che si prova in caso di lutto per la perdita di una persona cara.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che circa 350 milioni di persone nel mondo soffrano di depressione. Un numero destinato a crescere.

E se agli occhi di chi non ne soffre questa malattia può risultare invisibile, chi ne è afflitto vive la propria vita avvolto da un senso di isolamento, disperazione, senso di impotenza, angoscia, senso di vuoto e tristezza. Delle vite in stallo, in una quotidianità difficile da affrontare.

Abbiamo visto numerosi artisti interessati al tema, e magari a loro volta colpiti da questo disturbo in prima persona; pittori, illustratori, fotografi che ci descrivono attraverso la loro abilità come vedono, o come vivono, la depressione.

Nelle immagini che seguono, spesso autobiografiche, alcuni fotografi mostrano tutta la disperazione di questa condizione, in un percorso di autoguarigione, utilizzando la fotografia come forma di arte terapia.